Le nostre origini

La storia della Pianura scritta nell’acqua

La Pianura Veronese per gli storici è come il palmo di una mano aperta: la carne è la terra, le vene i fiumi. Seguendo questo dedalo di linee azzurre, ricco d’ossigeno e mutato nei secoli a causa di rotte degli argini ed esondazioni, gli archeologi hanno scoperto non tanto futuro prossimo, quanto il passato remoto della pianura. E si ritiene che ciò che hanno ritrovato fino ad oggi sia solo una parte di un importante tesoro archeologico celato sotto le zolle e il limo delle aree rurali veronesi. 

Abitata già dal neolitico antico, questa striscia di terra tra l’Adige e Tartaro, ha visto alternarsi villaggi e dominazioni di differenti popoli. Veneti antichi, Celti, Romani, Repubblica di Venezia e impero Austro-Ungarico si sono susseguiti nella conquista di queste terre fertili ma spesso in balia dei capricci delle acque. L’evento più noto avvenne nel 589 dopo Cristo quando vi fu la «rotta della Cucca» (oggi Veronella) che disegnò il nuovo percorso dell’Adige spostandolo verso Legnago. In seguito all’esondazione una parte delle campagne della pianura furono abbandonate e invase dalle acque fino alla fine dell'1800 quando vi furono i primi interventi di bonifica, poi terminata solo nel secolo scorso. A preservare i tesori del passato, oltre ai fenomeni naturali già citati, sono stati anche lo sviluppo abitativo e industriale contenuti che tutt’oggi caratterizzano parte della Pianura.

Le scoperte archeologiche più importanti, molte di esse recenti, riguardano le vaste necropoli dell’età del bronzo, ritrovate in diverse aree del territorio. Per citarne alcune: Oppeano, Franzine Nuove di Villabartolomea, Il Castello del Tartaro a Cerea e l’Olmo a Nogara. Accanto a queste, di notevole importanza, sono state altre scoperte che riguardano veri e propri villaggi arginati  come quello del Fondo Paviani di Vangadizza (Legnago), dove è stata ritrovata la più grande quantità di vasellame miceneo a nord del Po. Ritrovamenti che hanno alimentato e continuano ad alimentare i musei della Pianura che richiamano esperti ed appassionati da tutta Europa.

Una nuova riorganizzazione del territorio, più organica, va ricondotta a molti secoli dopo quando nel Medioevo le diverse signorie (Scaligeri in primis) si succedettero nei territori di Pianura. Accanto alle chiese dei primi secoli dell’anno mille, ai castelli nobiliari, alle grandi corti e alle straordinarie ville venete, crebbero villaggi e Comuni posizionati nei punti strategici degli scambi commerciali e dell’economia della pianura. Le attività principali erano legate all’agricoltura, all’allevamento, e al legname proveniente dai grandi boschi di pianura o di passaggio, attraverso il fiume Adige, verso il territorio veneziano.

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